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  last modified May 13 by Bellucci

 

Roma 5 maggio 2008

 

Centro Rialto

 

Gruppo di lavoro per la definizione di un seminario sulle forme della politica

da tenersi a Venezia, proposta fatta propria dalla Assemblea del 14 aprile di Firenze

 

Le date utili possono essere: 14/15 giugno o 27/28 giugno (se organizzato su due giorni) oppure i sabati del 15  o del 27 (se organizzato su un giorno solo).

(Viene escluso il week end del 20/21per la concomitanza di un mega concerto rock che impegnerà la logistica di tutta la città). La decisione è lasciata alla  “Associazione veneta per la sinistra arcobaleno” che ha proposto l’iniziativa.

 

Il gruppo di lavoro che si è formato per la sua preparazione è aperto e auto-costituito da persone di buona volontà e conoscitori della materia. Si è autoconvocato una prima volta a Roma per favorire la partecipazione di  compagni e compagne gravitanti nella capitale.  Una seconda riunione è già programmata per il giorno venerdì 23 pomeriggio a Firenze con Paul Ginsborg e Marco Revelli. Una terza in data da definirsi a Venezia con l'Associazione veneta.

Alla prima riunione hanno partecipato: Marco Berlinguer, Fulvia Bandoli, Bianca Pomeranzi, Katia Papa, Adriano Labbrucci, Loredana Girardo, Franco Russo, Mimmo Porcaro, Piero Di Siena, Francesco Piobbici, Alfonso Campana, M.Grazia Campus, Massimo Torelli, Elisabetta Piccolotti, Fabrizio Nizi, Elio Bonfanti, Renato Cardazzo, Sergio Bellucci, Angelo Tria, Paolo Cacciari. Inoltre; Luisa Boccia, Giulio Marcon, Anna Donati hanno giustificato la loro assenza e  Davide Biolghini ha inviato una nota scritta.

 

La discussione ha consentito a tutti i partecipanti di svolgere un giro di opinioni sull'impostazione generale da dare al seminario e sulle metodologie da adottare per allargare la partecipazione e consentire a chiunque di poter interloquire.  Si è quindi convenuto che Marco Berlinguer e Angelo Tria  apriranno  una mail-list e adotteranno (sotto la loro assistenza) strumenti di “scrittura collettiva” wiki-sistem. E' infatti decisivo che tutti coloro che vogliono possano partecipare già nelle fasi preparatorie. Non si tratta solo di mettere assieme il maggior numero di saperi esperti, ma anche di esperienze vissute, di pratiche.

 

L'incontro seminariale finale di Venezia dovrà essere organizzato prevedendo ampi tempi per workshop (non solo comunicazioni frontali) e la discussione dovrà avvenire su documenti preparatori “a tesi”, non precostituiti nelle conclusioni finali. L'incontro di Venezia dovrà mantenere un carattere di studio e approfondimento, libero e di scenario storico-teorico, evitando ogni meccanica sovrapposizione con il dibattito politico in corso in più sedi sul “processo costituente di una sinistra unita e plurale”. Nel senso che l'incontro potrà fornire - se ne saremo capaci – spunti e suggerimenti, contributi e indicazioni, ma non costituirà in nessun modo un  momento deliberante. Mantenere separate le sedi di approfondimento delle analisi da quelle immediatamente politiche, è condizione necessaria per fare bene tutte e due le cose.

Per ottenere questo risultato è necessario accompagnare la convocazione dell'incontro con un documento che delinei il meglio possibile i contorni dentro cui si svolge la riflessione sulle forme dell'agire politico (segue una bozza). Dovremmo, insomma, dare ancora per scontata la mancanza di molte elaborazioni (“fare la sinistra” viene prima del fare qualsiasi organizzazione!). Ma allo stesso tempo siamo convinti che la relazionalità (le forme e i modi delle connessioni tra i vari soggetti della sinistra) non sia un prodotto spontaneo; servono attenzioni specifiche, regole condivise, comunanze.

 

Con il solo scopo di favorire il proseguio della discussione, anche in rete, è utile iniziare a prefigurare concretamente proposte e contenuti. E' ovvio che si tratta di mere supposizioni, che possono venire totalmente modificate.

 

 

 Incominciamo con una proposta di titolo (rubata ai compagni di Roma!):
 “Di chi è la politica? Le diverse forme dell'agire politico”.

L'incontro, in una ipotesi ottimale di organizzazione articolata su  un giorno e mezzo di lavoro, potrebbe strutturarsi in tre fasi:

A) in una prima potremmo chiedere a studiosi di particolare livello, di farci da apripista sui concetti fondamentali, in modo da fornirci i lemmi delle questioni. Ad esempio: Storia e teorie (si vedano ad esempio i contributi vari pubblicati sul numero di aprile di “Alternative per il Socialismo”); Pratiche (si vedano i numerosi lavori usciti in questi anni in particolare quelli di “Lunaria”, di “Carta”, dei movimenti femministi, del coordinamento di Mutuo soccorso dei comitati territoriali…); Modelli e regole (si vedano le esperienze di Bolzano, della Toscana, della rete Lilliput …)  ...

 

B) una seconda fase di discussione in workshop tematizzati. Ad esempio: Partito sociale/partito istituzionale; Democrazia/potere; Le nuove regole del gioco nell'era bipolarista; Democrazia partecipativa e deliberante;

Ogni workshop dovrà avere uno/a “facilitatore/trice” e uno/a “reporter”. E' necessario individuare subito le disponibilità  tra noi, di compagni/e per questo tipo di lavoro, poiché spetterà soprattutto a loro fornire per tempo ai partecipanti il materiale preparatorio che consiste in una “mappa” delle problematicità e in una “ricognizione” delle elaborazioni già esistenti;

 

C) una terza fase di discussione avverrà in assemblea plenaria, dove i reporter metteranno a conoscenza di tutti le principali questioni emerse dagli workshop;

 

D) infine sarà bene programmare da subito la pubblicazione e divulgazione di eventuali atti.

 

Concludendo, – come detto – serve scrivere quanto prima una lettera di convocazione che metta a fuoco le esigenze da cui ha preso le mosse l'incontro ed esponga i quesiti principali che l'incontro intende porre in discussione.

Anche qui, allo scopo di favorire una discussione  di merito si propone la seguente traccia.

 

Bozza di traccia di lettera

“Il “processo costituente di una sinistra unitaria e plurale” (Firenze 19 aprile) muove da alcune chiare esigenze: non subire la disfatta elettorale; prendere atto del mutato quadro politico (bipolarismo) e delle tendenze in atto (bipartitismo e presidenzialismo), non certo per adattarvisi, ma per rinnovare noi stessi; partire dalle esperienze esistenti di “nuove forme di democrazia” (nel femminismo, nei territori, nel precariato, ecc.) e  creare luoghi pubblici più larghi delle organizzazioni politiche già esistenti per superare la divaricazione tra politica istituzionale e “politica delle pratiche agita in proprio dai soggetti” (Ida Dominigijanni, il manifesto 18/3/2008).

Sappiamo bene che in mancanza di una “visione” condivisa di “società buona”, senza un orizzonte di senso per “vivere assieme nel mondo”, è difficile dire quale dovrebbe essere la “forma politica più adatta” (Mario Tronti, Liberazione 15 marzo 2008) a creare connessioni e aggregazioni utili tra i vari soggetti interessati alla trasformazione. Eppure esiste una domanda forte di persone, di gruppi e di organizzazioni che chiedono di poter partecipare e di contare nei processi decisionali pubblici.   A questa domanda non vi sono risposte preconfezionate e calate dall'alto. Ma, allo stesso tempo, dobbiamo essere consapevoli che processi di connessione e aggregazione non si producono spontaneamente; hanno bisogno di un pensiero e di una cura particolari.

Più in generale il bisogno che ognuno sente a sinistra è quello di una profondo mutamento dell'agire politico.  Tra le tante definizioni di politica – su cui si dovrà indagare, scoprire e riscoprire – ci piace utilizzare Gandhi: “Il lavoro politico va considerato in termini di progresso sociale e morale. In democrazia nessun aspetto della vita si sottrae alla politica”.  In altri termini ancora ci piace pensare alla “politica che vive della passione e del potere di stare assieme” (Bia Sarasini, Leggendaria, n.67). Che ci porta a dire che  vorremmo “una politica come servizio e gratuità, come adempimento dei doveri di solidarietà e del bene comune” (Appello di Zanotelli e altri: “La politica che vogliamo”). Oppure, in altro modo: “Non c'è differenza tra attività politica e un atto di amicizia” (John Holloway, Che fine ha fatto la lotta di classe).

“Di chi è la politica?”, com'è  evidente, è per noi una domanda meramente retorica: la politica che vogliamo siamo noi. Ma come farla, con quali modalità, pratiche sperimentali, regole comportamentali, spazi inclusivi di comunanza, istituzioni autenticamente democratiche? Queste, invece, non sono affatto domande retoriche, sono le questioni urgenti da cui dipende la capacità di resistenza e di trasformazione degli individui a fronte delle torsioni dispotiche messe in atto dai poteri costituiti.

La nostra speranza è che una discussione libera e franca sulle forme della politica possa contribuire al processo condiviso di costituzione di una sinistra unita e plurale.

Venezia/Firenze. il.........

 

Ovviamente la responsabilità di quanto è qui scritto, sia della sintesi della discussione, sia di ogni altra proposta qui contenuta ricade solo sul verbalizzatore. Ognuno, quindi, è assolutamente libero di  cambiare, in  tutto o in parte quanto qui proposto. Un grazie per l'aiuto che ognuno di voi vorrà dare ad una rapida definizione di tutte le questioni ancora aperte.

Un caro saluto

Paolo Cacciari

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